InFEA Olbia - TempioInFEA Olbia - Tempio

Salta la barra di navigazione e vai ai contenuti


Sezioni del sito:


Contenuti

Home > Padrongianus > Notizie ed Eventi > Archivio > 2014 > Pastori e Pirati (parte II)

Pastori e Pirati (parte II)

Collinetta Parco

12 novembre 2014

La costa è una landa disabitata, spesso impaludata e malarica, frequentata dai pirati "turchi".
Ecco come ci appare nel Cinquecento il territorio gallurese. Condizioni in cui è rimasto per alcuni secoli, fino all'Ottocento inoltrato: Terranova (Olbia) ridotta a poche centinaia di abitanti; gli insediamenti costieri abbandonati; i pochissimi abitanti rimanenti rifugiati sui monti, attorno a Tempio e pochi altri villaggi sopravvissuti. Sono pastori transumanti e si muovono con il bestiame per tutto il territorio, magari scendendo alle "marine" in inverno, per poi risalire a "casa" tra i pascoli del Limbara con l'arrivo della stagione malarica.
Le piane del Padrongianus, invece, pare siano frequentate per tradizione anche da pastori dei monti di Padru e Buddusò, con meccanismi di transumanza analoghi a quelli galluresi.

Nel 1580, un primo trattato geografico completo della Sardegna: il De chorographia Sardiniae del sassarese Giovan Francesco Fara. Il territorio della campagna olbiese è descritto come spopolato, disseminato di rovine antiche. Ricco, però, di risorse naturali, come acqua e boschi.
Del Padrongianus il Fara nota l'abbondanza di anguille, trote e mitili. Dato interessante, nel testo, contrariamente all'uso attuale, per Padrongianus si intende l'affluente meridionale (rio di La Castagna) e non quello settentrionale, dove invece si parla di rio Siala e San Simone.

I documenti di una causa legale ci danno informazioni preziose sulle condizioni del Padrongianus nel Seicento. Li segnala lo storico Dionigi Panedda, che studiò i materiali processuali di una lunga vertenza tra il capitolo della cattedrale di Castelsardo e quello di Terranova.
Il primo aspirava al ricco "Beneficio di Padrogiano", che infine riuscì a ottenere beni che, poi, nella seconda metà dell'800, sarebbero stati incamerati dallo stato. Gli incartamenti contengono anche sei preziose testimonianze rilasciate nel 1647 al notaio Sebastiano Corda di Calangianus, sulle condizioni di varie chiese dell'agro meridionale olbiese.
Si segnalava, in zona di "Padro Ogiano o Sarrai", la chiesa di San Paolo detto di Sarrai o Sogau, con cimitero vicino e segni di battistero. Nelle vicinanze, la chiesa di Sant'Angelo. Tra i due edifici, abitazioni distrutte. Sempre in zona, i testimoni elencavano la chiesa di San Marco e di Santa Caterina, entrambe con cimitero e case distrutte. Infine, la chiesa di Santa Margherita con vicine case distrutte e quella di Spirito Santo. Un po' di luce sul fato di questi villaggi è data da un altro documento della causa interdiocesana, dove si afferma che le chiese di San Paolo di Sarray e di Santa Margherita furono abbandonate dopo la grande epidemia di peste che colpì la Sardegna negli anni '80 del 1500.

Ancora ai primi dell'800, l'Angius trovava tracce degli antichi abitati medievali della zona. Riusciva a identificarne i resti proprio alla confluenza dei due principali affluenti del Padrongianus e nelle vicinanze della chiesa di San Michele. Accanto a questa si trovavano ancora i resti delle chiese di Santa Margherita, di San Paolo e di San Marco, ora invece non più visibili.

Un lungo periodo di spopolamento e abbandono del territorio, quello che va più o meno dal XV al XVIII secolo. Anni in cui la natura sembra riprendere possesso della zona e dominarla, creando uno scenario selvaggio per le vite di pirati, pastori, banditi. Ambienti e protagonisti di vicende che rievocano nel nostro immaginario collettivo territori ben più esotici, quasi da romanzo d'avventura. Non sono altro, invece, che il passato remoto, ma non più di tanto, del territorio in cui ci muoviamo quotidianamente.


NOTA: Per alcune prime letture sulla storia olbiese, si consiglia Olbia e il suo volto, dello storico e archeologo Dionigi Panedda (Sassari: Carlo Delfino editore, 1989) e i tre volumi di autori vari Da Olbìa ad Olbia: 2.500 anni di una città mediterranea (Sassari: Chiarella, 1996).

(Costantino Pes - ALEA Ricerca e Ambiente)

Segui InFEA OT su:  Facebook     Twitter     YouTube     Google+                          Segui Parco Fluviale Padrongianus su:  Facebook     Twitter     Instagram     Tripadvisor